Minchia, amore, l’abbiamo massacrato

Una domenica di luglio, a leggere i giornali. Piacentina d’adozione, vado oltre: mi spingo ad ascoltare l’audio «che svela» quello che accadeva all’interno della Caserma “Levante” di Piacenza.

Forse sabato scorso, non ricordo con esattezza, su Rai News 24 avevo ascoltato allibita le dichiarazioni dell’avvocato di uno di questi sei carabinieri arrestati. Durante l’interrogatorio di garanzia, il carabiniere in questione si sarebbe dimostrato collaborativo. Il cliente avrebbe agito per “vanità”, ingenuamente. L’avvocato chiedeva che la stampa si desse una calmata.

[Appuntato Giuseppe Montella: «Ho esagerato per vanità, per ingenuità». Il Fatto Quotidiano, 26 luglio 2020.]

Spetta alla magistratura indagare e accertare le responsabilità sia dei carabinieri arrestati sia di chi stava sopra di loro, non mi interessa entrare nel merito. Se però esiste una verità processuale che esula dalle mie competenze, da essere umano prima che da cittadina, mi sento di dire, e lo voglio dire fuori da ogni retorica, che tutto questo orrore mi fa schifo. E mi spaventa che sia potuto accadere nel silenzio e nell’indifferenza generali. Delle istituzioni di una intera città, compresi gli organi di informazione locali.

Non riesco a immaginare quali semi di violenza siano stati sparsi intorno a quella caserma di Piacenza, nelle case di quei carabinieri, nelle loro famiglie. «Minchia, amore, lo abbiamo massacrato.» Solo a scriverla, questa frase, mi si ghiaccia il sangue.

Tuttavia francamente, dal punto di vista personale, non trarrei alcuna soddisfazione nel vedere pestato a sangue l’appuntato Giuseppe Montella o qualcun altro degli altri carabinieri arrestati, giusto per rendergli pan per focaccia. No, non ne trarrei soddisfazione, perché mi disgusta anche solo il pensiero. E questo non perché io mi ritenga migliore dell’appuntato Giuseppe Montella o degli altri suoi commilitoni. Ma perché so quanto dolore mi hanno arrecato con i loro comportamenti queste persone. Che pure sono lontane. Che pure non ho mai conosciuto.

Loro, insieme a tanti altri che hanno commesso o coperto piccole e grandi ingiustizie nel mio Paese, durante questo mio breve arco di vita  – da Piazza Fontana alla strage di Bologna a Ustica al G8 di Genova alla morte di Falcone e Borsellino e Giuseppe Impastato e Pippo Fava… l’esecuzione di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, la P2, Gladio… depistaggi e servizi segreti, terrorismo nero e rosso… il crollo del Ponte Morandi …  – tutti questi, ma sì, magari pure un filino vanitosi, un po’ ingenui, poveretti… che dire?

C’è qualcos’altro da dire?

Sono morti in tanti, in troppi, senza giustizia. Ci sono “parenti delle vittime” che sono passati a miglior vita a loro volta senza poter vedere in faccia i responsabili dei loro lutti. Che cosa potrebbe importarmi, adesso, di vedere pestati a sangue, occhio per occhio dente per dente, questi carabinieri o i loro colonnelli responsabili?

Non hanno tempo di assaporare questa bellezza infestante, gratuita, sovrabbondante. Sono occupati a fare altro, prevalentemente a distruggere, gonfi di desideri incomprensibili.”

Pia Pera, L’orto di un perdigiorno – Confessioni di un apprendista ortolano, TEADUE, 2019.

Domenica sera mi capita sotto gli occhi questa frase di Pia Pera, mentre ripenso alla villa con piscina, alle auto di lusso, alle moto… a tutti quei desideri  – compresi gli encomi per numerosità di arresti  – anche per me “incomprensibili”, per appagare i quali alcuni, tanti, tantissimi, sono disposti a fare del male ad altri esseri umani, perfino a torturarli. Tanto più se immigrati, privi di diritti, di voce, di dignità.

Vigliacchi!

Penso al Signor Attilio Fontana, per esempio. Anche qui, storie di questi giorni, da prima pagina, di camici, di soldi all’estero… Anche qui roba da magistratura, tutto da accertare. E io nel frattempo sarò morta. Come tutti quegli anziani, dimessi dagli ospedali e rispediti nelle RSA come spazzatura. Ci sarebbe da ridere su questi omini e omoni, se solo potessimo guardarli dentro una boccia di vetro a gambe all’aria, come bei rubicondi babbi natale ingessati per l’eternità in un pulviscolo di neve artificiale. Invece, pensa, gli paghiamo pure lo stipendio!

Allora visto che le parole, l’arte e tutta la bellezza della terra e il coraggio degli ideali non sono riusciti, finora, a scalzare la malvagità – e il perché è un mistero, ognuno lo legga come crede – per non soccombere decido finalmente di prendere in considerazione il fatto di avere sbagliato tutto, nella mia vita. Ho creduto, infatti, che fosse possibile costruire un mondo diverso. Anche con le parole. Anche con l’arte. Devo prendere atto che così non è.

Per sopravvivere senza umiliare, uccidere altri esseri umani, ho soltanto bisogno di prendermi cura di me stessa, solo di me stessa, con tutti gli strumenti che possono essere utili a onorare la sacralità della vita. Solo onorando la sacralità della mia vita, potrò onorare quella degli altri.

Che altro mi resta per non impazzire?

Scrive Alejandro Jodorowsky:

C’è violenza nel mondo, e anche egoismo, fanatismo, ma il mondo non è soltanto quello: malgrado l’abbondanza di fatti negativi, è fondamentalmente un paradiso, un terreno che devo ripulire e usare in modo positivo. Devo tirare fuori l’immondizia dal calice e al suo posto mettere un diamante.

Alejandro Jodorowsky, Manuale pratico di psicomagia – Consigli per guarire la tua vita, Universale Economica Feltrinelli, Terza ed., gennaio 2020.

Qui e ora metto dunque da parte la razionalità e provo a immaginare di compiere un atto che normalmente riterrei inconsulto.

Immagino di piantare un albero sopra la foto di ciascuno di questi sei carabinieri arrestati a Piacenza, sopra la foto di Fontana… Un albero che faccia fiori.

Pazzia? Forse.

Ma che cosa hanno seminato nella testa e nel cuore dei loro figli quei padri (e quelle madri) che «Minchia, amore, lo abbiamo massacrato»?

Chi sono i pazzi?

3 Comments

  1. Giuseppe
    agosto 7, 2020

    Persone piccole alle quali viene dato un po’ di potere:
    forti coi deboli e deboli coi forti.

    Rispondi
    1. Emanuela Scuccato
      agosto 7, 2020

      Homo homini lupus? Siamo oltre. In questo caso (come in moltissimi altri), non si tratta di mera sopravvivenza. I lupi uccidono per mangiare, gli esseri umani torturano e massacrano… perché? Ogni volta la risposta a questo interrogativo è diversa. Non mi basta dire “persone piccole”, è comodo e soprattutto sommario, perché alla fine non spiega niente. Soprattutto non spiega l’omertà che circonda le “persone piccole”. Un silenzio altrettanto colpevole. Grazie per il commento.

      Rispondi
      1. Giseppe
        agosto 8, 2020

        Prego. Gli esseri disumani torturano e massacrano per sopraffazione.

        Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Scroll to top