Tornare a una città devastata, a una terra contaminata, ai cadaveri sepolti sotto le macerie. Senza acqua pulita, elettricità, combustibili. Senza ospedali, scuole. Senza forni per il pane, orti, alberi, un tavolo, un letto, libri… alla mercé di bande di filosionisti criminali, libere di razziare, uccidere.
Tornare a Gaza è l’inferno, un inferno che ha come unico sollievo il fatto che dicono che non ci saranno più bombardamenti, che c’è un “piano di pace”. Chi di noi italiani, europei, americani, occidentali vorrebbe vivere questa situazione? Fino a che punto è stato torturato il popolo palestinese per arrivare a gioire di una marcia che da un inferno lo sta conducendo a un altro? E non è finita, non è finita. Non è finita tra le macerie, non è finita al tavolo delle trattative.
Ora i potenti della terra si inchinano a Trump che ha fermato la “guerra”. Ora che il genocidio ha falcidiato il popolo palestinese, lo ha schiacciato, lo ha umiliato e martoriato in tutti i modi possibili, ora il Presidente degli Stati Uniti ha deciso che può bastare. Insieme agli stakeholder mediorientali, europei e a quegli altri che non tarderanno a farsi vivi per reclamare il loro sanguinolento pezzo di carne, ha detto che adesso può bastare, i palestinesi della Striscia possono tornare a casa, ossia a un nulla di fame e stenti che noialtri, qui in Occidente, non riserviamo neppure ai nostri animali domestici.
Sui palestinesi della Cisgiordania, poi, non una parola. Che cosa ne sarà di loro? Il mondo si è mobilitato per quelli di Gaza, la Cisgiordania è rimasta in seconda linea, oscurata dalla macelleria grande trasmessa in diretta TV. Lì la “guerra” a bassa intensità continua.
Però bene, con il “piano di pace” di Donald Trump il mondo ha tirato un respiro di sollievo.
A questo siamo arrivati: pur di far cessare la carneficina ci siamo dovuti accontentare di un ipocrita “piano di pace” che estromette dal tavolo dei negoziati i diretti interessati.
Essendo italiana, posso parlare a ragion veduta del mio governo. Che è stato ed è corresponsabile del genocidio dei gazawi. Ma Giorgia Meloni, Guido Crosetto, Antonio Tajani e Roberto Cingolani, denunciati dalla Corte Penale Internazionale per complicità in crimini contro l’umanità, non pagheranno, come non pagherà Netanyahu. Non pagheranno perché saranno protetti. Perché vale la legge del più forte. Già si vocifera che Isaac Herzog, il presidente della repubblica israeliana, avvalendosi probabilmente di un cavillo burocratico farà in modo che Netanyahu la faccia franca. Anche molti nazisti e fascisti furono protetti e non risposero mai dei loro crimini davanti a un tribunale. Ma i nostri criminali contemporanei non pagheranno soprattutto perché la gente li lascerà andare, qualcuno li giustificherà, altri vorranno dimenticare, i più se ne fregheranno. Chi non dimentica, invece, è chi è stato violentato in prima persona dal più feroce e sfrontato sistema capitalistico del XXI secolo. Chi non può dimenticare è la povera gente di tutti i mondi che attorniano il nostro. Bambini rimasti soli al mondo, donne stuprate, uomini senza braccia e gambe, vecchi uccisi perché considerati inutili…
Io penso che i sionisti abbiano commesso negli anni errori gravissimi, ma che col genocidio di Gaza abbiano risvegliato la bestia esecrabile di quello che erroneamente è definito antisemitismo (erroneamente, perché anche i palestinesi sono semiti). Da tutto quello che è accaduto in questi ultimi due anni non può che derivarne strazio per tutti.
Questa “pace” non è una pace giusta. Serve a chi dai territori dei palestinesi vuole trarre profitto. Che sia un profitto immobiliare o un profitto di sfruttamento del sottosuolo marino o un riconoscimento e/o una protezione nel quadro della regione mediorientale.
Questa “pace” ha il volto di un neocolonialismo barbaro, terrificante. Che in più, spregiando il diritto internazionale, si mostra arrogante e irridente nei confronti di chiunque provi a intralciarlo. Milioni di persone si sono mobilitate per Gaza in Italia e nel mondo. Miliardi di persone sono sotto il tallone di questi neocolonialisti, collusi con tutte le mafie planetarie, senza che nulla sembri scalfirne il potere detenuto con la propaganda e/o con le armi. E in tutto questo siamo arrivati al paradosso che il pregiudicato Donald Trump, amico e sostenitore del criminale Benjamin Netanyahu, si sia addirittura candidato, sua sponte da bullo qual è, al premio Nobel per la pace. Col plauso, purtroppo, di tanti. Troppi.
P.S. Alla domanda di un giornalista se ci fosse qualcuno che non le piaceva, l’etologa di fama internazionale, Jane Goodall, scomparsa il primo ottobre scorso, ha risposto sì, certo, qualcuno che non mi piace c’è. Musk, per esempio. Al quale la Goodall associava Trump e Putin. Lei li avrebbe visti bene tutti e tre a bordo di un razzo, uno di quelli di proprietà di Musk, lanciati negli abissi dell’universo. Forse avrebbero finalmente trovato un pianeta tutto per loro, si augurava l’etologa. Quando è mancata, Jane Goodall aveva novantuno anni, ma la sua testa funzionava ancora benissimo.
Cover. Nonostante il cessate il fuoco, a Gaza City il 12 ottobre è stato ucciso, tra gli altri, l’ennesimo giornalista, il ventisettenne Saleh Al-Jafarawi, colpito proprio mentre documentava gli scontri tra clan rivali.