Con velocità e violenza

1293, tante sono le pagine di “Diluvio”, il romanzo del poco più che quarantenne statunitense Stephen Markley, che Einaudi ha pubblicato lo scorso anno nella sua Collana Stile Libero /Big (trad. a cura di Manuela Francescon e Cristiana Mennella). Perché lo ha fatto? Forse perché “Diluvio” è stato «inserito dal New York Times tra i romanzi più notevoli del 2023», come recita Wikipedia? O forse perché alcune scelte editoriali possono ancora essere fatte, a dispetto degli incassi? Non so. Però in un Paese come il nostro dove si legge poco, anzi quasi niente, dubito che un mattone come “Diluvio” avrebbe potuto scalare le classifiche. Purtroppo.

Io l’ho letto, pagina dopo pagina, tesa e angosciata, perché cercavo una risposta, o anche più risposte, qualora ce ne fossero state. L’ho letto per disperazione. Volevo capire che cosa aveva da dire questo giovane romanziere sui tempi di follia ed efferatezza che stiamo vivendo. Non ho trovato distopia, ma un’accurata fotografia della costruzione e realizzazione del fascismo globale cui assistiamo giorno dopo giorno. Mentre procedevo nella lettura, fradicia di sudore per il caldo estremo di un paio di settimane fa, ma masochisticamente (?) determinata a non accendere il condizionatore, mi sono resa conto di stare freneticamente applicando post-it colorati a margine di parecchie pagine.

Un mese dopo, quasi tutti i candidati di estrema destra che negavano il cambiamento climatico e che promettevano nuove strutture di detenzione per gli immigrati e limitazione dei diritti di cittadinanza di musulmani, ambientalisti e agitatori di vario genere, furono eletti nei rispettivi stati.

Sì.

Chiamiamo le cose con il loro nome: ci sono un pugno di aziende e di governi che bruciano allegramente tutto il carbonio affinché un pugno di persone possano diventare ricche da far schifo.

Sì, mi risuona.

Gente come te e la tua famiglia? Siete il loro terreno d’elezione. Tutto ciò che fate, che comprate, tutto ciò in cui credete… per loro è prodotto e profitto. Vi coltivano per accumulare soldi.

Chiarissimo da molti anni. Almeno per me.

Sto andando random tra i foglietti che ho trascritto, sparsi sul tavolo, ma il romanzo di Markley è abissale. Il plot intreccia diverse storie, i cui protagonisti si muovono sulla scena proprio in questi nostri anni cruciali. Ci sono antefatti che risalgono al 2013 e oltre, ma il clou della narrazione sono gli anni Trenta del XXI secolo, praticamente l’adesso, dove Trump è alle spalle e il pianeta è popolato da mostri e assiste a ordinarie mostruosità. No, non si tratta di mostri fantascientifici.

Si tratta di eserciti di nazionalisti bianchi ingozzati di armi e di fondi, e utilizzati a difesa degli interessi delle società di combustibili fossili, delle aziende farmaceutiche, di quelle del comparto militare, sicuritario e carcerario.

Si tratta di forze dell’ordine dotate di poteri speciali e di tecnologie per il monitoraggio e la sorveglianza di tutti, in particolare tutti coloro che sono sospettati di un qualche dissenso – gli algoritmi sanno un sacco di cose sul tuo conto che tu stesso non puoi sapere. Sanno cosa farai prima che tu lo decida.

Si tratta, ancora, della diffusione capillare di visori di realtà virtuale e della possibilità di crearsi Xpere, che la gente usa in massa per calarsi nelle allucinazioni che gli scorrono davanti agli occhi.

Si tratta di fame, povertà assoluta, omicidi e droga.

La storia ci insegna che le persone a volte sono mostri. Possono uccidere, mutilare, ridurre in schiavitù e sfruttare, tutto questo mentre si raccontano quanto sono illuminate.

È sotto gli occhi di tutti, no? Ce lo sentiamo ripetere come un mantra. I genocidi, il riarmo, le violazioni del diritto internazionale, tutto è fatto per difendere i nostri valori, i nostri confini, nell’interesse della nostra economia. Ma nel backstage delle televisioni filogovernative, della stampa filogovernativa, tra le pagine comprate da qualche stato su Google e le fake news, le censure, il sottrarsi alle domande di chi è al potere ci sono signori [e signore ndr] della guerra, diversi tra loro ma tutti in eleganti completi di sartoria che uccidono per assicurarsi il potere di governare questa età barbarica e aliena.

Stephen Markley è straordinariamente bravo, competente, perché se indubbiamente dimostra di conoscere a fondo i maneggi del sistema politico-lobbistico del suo Paese, ma direi globalizzato, è sulle questioni scientifiche che stanno alla base del cambiamento climatico che mi ha personalmente aperto scenari inediti. Incendi, nubifragi, inondazioni… ma cosa sono, per esempio, i clatrati di metano, di cui la gente comune come me non ha mai sentito parlare, e in che modo potrebbero essere determinanti per la sopravvivenza della specie umana sulla terra? E che conseguenze potrebbero avere le trivellazioni in Antartide?

… […] gli ampi giacimenti di metano che stanno fuoriuscendo dai fondali dell’oceano Artico e intorno alla Groenlandia rendono quella teoria sempre più plausibile e inquietante. La possibilità che tale fuoriuscita di metano conduca bruscamente il clima del pianeta a una situazione ancora più tossica di quella presente, simile all’estinzione di fine Perniano, non è più da escludere.

E chi è che di recente ha parlato di comprarsi la Groenlandia? No, decisamente non siamo nella distopia.

Mi colpisce un passaggio del romanzo. È l’anno 2036 e l’Autore immagina un’estate europea di caldo insopportabile: 52,9°. Mentre il continente va a fuoco, nel Regno Unito vince le elezioni il Partito per l’indipendenza, formatosi al semplice scopo di privatizzare l’assistenza sanitaria.

Questa vittoria, unita al caldo insopportabile, ha portato in piazza le forze reazionarie di tutta Europa, mentre gli organi militari dell’Upik nel Regno Unito, di Alternative für Deutschland in Germania, del Rassemblement National in Francia, di Vox in Spagna e di Fratelli d’Italia incendiavano le moschee, aggredivano chiunque avesse la pelle scura e prendevano di mira giornalisti di sinistra e politici di centro sinistra. Una tre giorni di violenze coordinata attraverso reti social nella realtà virtuale, giunta a coronare una campagna paneuropea di barbarie verso tutte le minoranze.

Confesso che sono disturbata. Implausibile?

Ma le mie domande? Ho trovato le risposte che cercavo?

Alcune indicazioni, più che risposte sul come attuarle, alla fine le ho trovate. Markley le fa elencare allo scienziato Ashi al-Hasan, esperto di modelli sistemici, alle pagg. 837-841 del romanzo.

Oggi come oggi, non credo che questa to-do list potrebbe anche solo essere presa in considerazione da alcuno degli ignoranti e avidi politici al governo, che sentiamo menzionare quotidianamente. Tuttavia ecco alcune riflessioni dei protagonisti di “Diluvio” che mi sono appuntata. Non sono una catarsi.

dott. Tony Pietrus, scienziato esperto di clatrati, discutendo con il dott. al-Hasan.

Ma per favore! L’Amazzonia, il permafrost, i clatrati… sta venendo giù tutto. Entro fine secolo rischiamo di raggiungere concentrazioni di anidride carbonica pari a 1000 ppm. Per cui se anche la legge passasse, se anche riuscissimo a dare una sveglia a questo pianeta di merda e ai suoi abitanti idioti ed egoisti […] sarebbe troppo tardi. […] Quando tuo figlio e mia nipote avranno la mia età, farà troppo caldo per uscire su gran parte della superficie del pianeta.

dott. Ash al-Hasan, parlando di suo figlio Forrest.

È nato nelle circostanze socio-ecologiche più estreme che io potessi immaginare. È nato con 444 parti per milione di carbonio nell’atmosfera, i ghiacci in scioglimento, i mari che risalgono le coste e le foci del pianeta, la salinizzazione del suolo, l’acqua dolce in diminuzione, la desertificazione diffusa e la produzione agricola in stallo.

Matthew Stanton, ex compagno dell’attivista Kate Morris, impavida leader del movimento ambientalista Fierce Blue Fire, parlando del futuro di sua figlia Aliah.

Il flusso infinito di esseri umani non rallenterà mai, né ora né durante la vita di Aliah […] Presto molte regioni di Asia, Africa e Oceania diventeranno inabitabili. Anche se Aliah crescesse nel migliore dei mondi possibili […] anche se l’umanità riuscisse finalmente a fermare a 2,3° il riscaldamento del pianeta […] e a estrarre dall’atmosfera così tanto carbonio da iniziare a raffreddarlo e riportarlo a una temperatura sicura, gli ecosistemi impiegheranno secoli a riprendersi.

[Aliah] Non conoscerà nessun altro futuro all’infuori di questa emergenza claustrofobica, questa bara di cui tutti ora inchiodiamo con forza il coperchio. Sarà in profonda intimità col dolore e la morte e, per poter andare avanti, probabilmente si abituerà alle sofferenze che piovono da ogni regione del mondo.

Sì, lo so, è solo un romanzo. A proposito, dove andate in vacanza?

NB Il titolo del post è una citazione da “Diluvio” (Libro terzo).

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