Come si diventa nazisti

Cosa può un libro, la memoria, contro l’ignoranza dei più e la malafede di chi ne fomenta a suo vantaggio gli odi?

Cosa può un libro di fronte a slogan facili, slogan che promettono soluzioni a tutto?

Cosa può un libro per scuotere da questo “sonno della ragione”, che di nuovo si sta preparando a generare mostri?

Vivo tra l’Italia e la Germania, un paese, quest’ultimo, che qualche anno addietro conoscevo soltanto dai libri di storia. Una agghiacciante storia del Novecento, che noi italiani abbiamo contribuito a realizzare.

Come conciliare queste cittadine linde, ordinate, ottimamente servite, questi alberi numerati uno per uno, i parchi giochi per i bambini in ogni quartiere, le biblioteche, le lunghe file di persone in attesa di firmare una petizione per la salvaguardia delle api… con la barbarie di soltanto pochi, in fondo, anni fa, un tempo lungo più o meno tre generazioni? Come è potuto accadere in un paese di così grandi tradizioni culturali, un paese dove sono nati Goethe e Schiller e Wagner e…? mi chiedevo.

Qui in Germania, come in Italia, come in tutto il resto d’Europa, stanno risorgendo (ma forse non sono mai davvero morti) ideali nazisti. Ovunque populismi, nazionalismi e sovranismi soffiano sul fuoco di uno scontento popolare che è come un cancro incurabile: ogni giorno peggio.

Ho comprato Come si diventa nazisti dello storico americano William Sheridan Allen su consiglio di un amico, col quale parlavo di questi argomenti: la “banalità del male”.

L’incipit della quarta di copertina non fa giri di parole:

Questa è la storia di una piccola città della Germania durante gli anni della Repubblica di Weimar e i primi anni del Terzo Reich; ed è al contempo un tentativo di comprendere come una democrazia civile sia potuta precipitare e affondare in una dittatura.

Ecco, appunto: come è potuto accadere?

Ma molto più angosciante: sta accadendo di nuovo?

August Landmesser: l’uomo che non salutò Hitler (fotografia scattata nel 1936).

L’introduzione a Come si diventa nazisti (pubblicato per la prima volta nel 1965), firmata dal sociologo Luciano Gallino per i “Saggi” Einaudi, è del 1994, giusto l’anno dell’elezione alla Camera dei deputati di Silvio Berlusconi.

A leggerla ora, venticinque anni dopo, sembra però la fotografia dell’Italia di oggi. Se è vero che la storia non si ripete mai con le stesse modalità, come affermava Gallino (che ora non c’è più), le condizioni descritte dal Professor Allen nel suo libro sono sorprendentemente simili a quelle odierne.

Una gravissima crisi economica, innanzitutto, che si sta protraendo da troppo tempo senza apparente sbocco. Da questo la rilevantissima percentuale di disoccupati e l’insicurezza crescente del futuro che, giocoforza, ne deriva. Per contorno la questione dell’immigrazione.

Ma non solo.

C’è la corruzione di parte (o gran parte?) della classe dirigente, ormai completamente screditata nella percezione popolare.

Ci sono le divisioni all’interno della sinistra, incapace di capire il quadro politico e sociale e di agire efficacemente, incapace di comunicare.

C’è il problema della stampa e dell’intimidazione dei giornalisti, ridotti la gran parte a paghe da fame o, in caso contrario, a farsi megafono dei diversi attori politici  ̶  a parte poche eccezioni, il giornalismo in Italia più che informazione è ormai un copia incolla di comunicati stampa e intrattenimento di vario genere.

C’è poi quel desiderio di rivalsa nei confronti dell’Europa, e della Germania in particolare, su cui certi partiti speculano e che, a mio avviso, ricorda il senso di «offesa personale», di umiliazione per il Trattato di Versailles a cui furono costretti i tedeschi alla fine del primo conflitto mondiale, argomento a suo tempo ampiamente utilizzato a fini propagandistici dalla stessa NSDAP (Partito nazionalsocialista dei lavoratori tedeschi).

Ci sono, inoltre, i piccoli fatti quotidiani, quei fatti che presi singolarmente sembrano non voler dire niente, ma che messi in fila, giorno dopo giorno, assumono significati precisi.

Vogliamo parlare del caso della senatrice Liliana Segre, di come nel mio paese una superstite dell’Olocausto sia costretta oggi, nel 2019, a essere scortata in quanto ebrea?

Vogliamo dire del duplice incendio della libreria “La pecora nera” di Roma e del locale il cui gestore le aveva dato solidarietà?

Vogliamo parlare di luoghi, come per esempio la Casa Internazionale delle donne di Roma, luoghi con finalità sociali di aggregazione, coesistenza pacifica, accoglienza, la cui esistenza è minacciata nella pressoché totale indifferenza delle istituzioni?

Vogliamo dire dei sempre più frequenti cori razzisti nei confronti di atlete e atleti di colore?

Sembrano fatti che non hanno attinenza tra loro. Ma ne siamo davvero sicuri? Io no. Io non ne sono affatto sicura.

La senatrice Liliana Segre fotografata all’età di tredici anni, poco prima dell’arresto e la successiva deportazione ad Auschwitz.

Tornando a Come si diventa nazisti, il fatto più sconcertante è che osservando l’andamento delle elezioni nella cittadina di Nordheim nello Hannover, oggetto degli studi del Professor Allen, si deve prendere atto dell’ascesa stellare nel giro di pochi anni della NSDAP: dai 123 voti ottenuti alle urne nel 1928, giunse infatti nel 1932 a ottenere il 62,3% dei consensi (4200 su 6000 votanti).

Si deve, cioè, prendere atto di un quasi plebiscito popolare.

Scrive Luciano Gallino:

Non fu alcuna forza esterna, né alcun preliminare di stato, a consegnare la cittadina dello Hannover, così come l’intero paese al nazismo. Fu, insieme con le inadeguatezze e gli errori della classe dirigente, la libera volontà degli elettori. Il colpo di stato, la rivoluzione che trasformò la democrazia di Weimar in una dittatura, avvennero soltanto dopo che gli elettori ebbero spianato la strada.

I fratelli Hans e Sophie Scholl, entrambi appartenenti al movimento cristiano non violento “Weiße Rose” che si opponeva al regime nazista. Scoperti mentre distribuivano volantini, furono arrestati e ghigliottinati il 22 febbraio 1943.

Pochi mesi fa qualcuno in Italia ha chiesto «pieni poteri» e, nonostante la gravità di questa richiesta fatta a viso aperto, senza pudore (e poi ritrattata), i sondaggi danno le destre in continua crescita.

Ora manca soltanto il plebiscito popolare. Che probabilmente ci sarà. Come c’è stato, rimanendo soltanto all’ultimo risultato elettorale “europeo”, l’altro ieri, per “l’uomo forte” Boris Johnson e la Brexit.

Enrico Baj, I funerali dell’anarchico Pinelli, 1972.

Il 12 dicembre si è celebrato il cinquantenario della strage di Piazza Fontana, a Milano.

Tra le molte testimonianze di quei giorni, voglio citare qui quella dell’ormai novantenne Corrado Stajano a Radio3. Voglio rivedere Piazza Duomo come lui l’ha ricordata il giorno dei funerali dei diciassette morti (il diciottesimo fu Giuseppe Pinelli): il cielo plumbeo e migliaia di persone assiepate e gli operai arrivati anche a piedi dalle fabbriche di Sesto san Giovanni per fare il servizio d’ordine. La risposta a quella infamità perpetrata da Ordine Nuovo con la complicità dei servizi segreti deviati, e per la quale ancora oggi non sono stati individuati gli esecutori materiali, fu unanime: non passeranno.

Uliano Lucas, Milano, Piazza Duomo: i funerali delle vittime della strage di Piazza Fontana, 15 dicembre 1969.

Mentre sto scrivendo (sabato 14 dicembre) piazza San Giovanni a Roma si sta riempiendo di sardine.

In risposta, in un suo comizio qualcuno ha sfoggiato tempo fa una T-shirt raffigurante un grosso pesce che si faceva una scorpacciata di pesciolini. Il messaggio era chiarissimo. E non mi ha fatto ridere. Voleva dire: siamo più forti di voi. E vi mangeremo.

Il problema del nazismo fu prima di tutto un problema di percezione; da questo punto di vista le difficoltà e il destino di Thalburg [Nordheim n.d.r.] saranno probabilmente condivise da altri uomini, in altre città, in circostanze simili. E il rimedio non verrà trovato facilmente. [William Sheridan Allen]

 

P.S. In copertina: Visita ufficiale di Hitler a Roma nel 1938; sul palco in prima fila, da sinistra: Benito Mussolini, Adolf Hitler, Vittorio Emanuele III, Elena del Montenegro; in seconda fila, da sinistra: Joachim von Ribbentrop, Joseph Goebbels, Rudolf Hess, Heinrich Himmler.

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