L’amarezza di Lady Chatterley e quella di Ettore Sottsass

L’edizione di Lady Chatterley che sto leggendo apparteneva a mio padre e mi si sbriciola tra le mani. La carta ingiallita è talmente friabile che ogni volta che prendo in mano il libro devo passare l’aspirapolvere. Dunque di leggere a letto non se ne parla. Il Sottsass è invece una piccola raccolta di scritti editi e inediti del poliedrico architetto, designer e fotografo nuova di pacca, che Adelphi ha pubblicato quest’anno e che ho comprato in libreria l’ultima volta che sono stata in Italia. Nessun problema, quindi: Molto difficile da dire si può tranquillamente leggere ovunque. Anche comodi a letto.

Louise Bourgeois, Together, 2005.

Quello sporcaccione di D.H. Lawrence

Il romanzo di D.H. Lawrence, pubblicato per la prima volta in edizione privata a Firenze nel 1928, fu censurato in tutta Europa e accanitamente avversato specialmente in Inghilterra, dove si stampò solo nel 1960. Il motivo della censura? Il sesso. Di cui l’Autore effettivamente scrive senza peli sulla lingua, non ci piove!

Ma fu davvero questa soltanto, la ragione della censura?

Una volta finito il romanzo di Lawrence, apro il quaderno dei miei appunti e rileggo uno stralcio del libro che ho trascritto, esemplificativo del pensiero di Sir Clifford – il marito di Lady Chatterley – a proposito dell’ordinamento sociale inglese. (Nel romanzo Sir Clifford, oltre che nobile, è anche proprietario di una miniera di carbone).

[…] Le masse sono sempre state le stesse e lo saranno sempre. Gli schiavi di Nerone differivano molto poco dai nostri minatori o dai meccanici di Ford. Parlo degli schiavi che lavorano nelle miniere e nei campi. Queste sono le masse: non si cambiano. Un individuo può emergere dalla massa ma questo fatto eccezionale non cambia nulla. Non si possono mutare le masse. È una delle verità più importanti della sociologia. Panem et circenses! L’educazione moderna non è che un cattivo succedaneo del circo. Il nostro errore è che abbiamo fatto un grosso taglio nel programma del circo e avvelenato le masse con un po’ di educazione.

La sera stessa inizio l’Adelphi-Sottsass. Nel primo testo, quello che dà il nome alla raccolta, leggo:

La gente stava per essere messa a posto e in ordine e qualcuno sapeva come si sarebbe dovuto fare: tutti si dovevano impegnare per lo Stato, per la Legge, per la Famiglia, per l’Esercito e altre cose, la Fiat e la Lancia vendevano automobili, ma non c’era ancora l’idea del disegno (come c’è adesso che si chiama «design»), tanto la Fiat e la Lancia vendevano lo stesso…

In questo inedito del 1967, parte della rubrica Mémoires di panna montata, Ettore Sottsass rievoca i tempi del fascismo (lui era del 1917), quando gli facevano mettere il fez che era un secchiello di panno nero con un fiocco pesante di seta finta, o rayon. Un periodo non molto distante, cioè, da quello in cui D.H. Lawrence scriveva in Toscana il suo libro forse più famoso.

Che coincidenza! penso. Il vecchio volume di Lady Chatterley e il fresco di stampa Molto difficile da dire sembrano essersi dati un appuntamento nel futuro: questo di oggi, a casa mia. Un appuntamento per discutere insieme delle stesse cose. O quasi.

Quasi?

Per come sono fatta io, la convergenza mi pare un suggerimento: mentre procedo con il Sottsass vado inevitabilmente a recuperare in soggiorno il Lawrence sfasciato.

Maisie Cousins, Finger, from the Series Grass, Peonie, Bum.

Quella dissoluta di Lady Chatterley

La Lady Chatterley di Lawrence, questa figura la cui storia è probabilmente in parte ispirata al tradimento della moglie dello stesso scrittore con un tenente italiano (Frieda von Richthofen, tedesca nobile e ricca)… Constance (Connie) Chatterley, dicevo, ha per esempio pensieri di questo tipo:

Quell’Inghilterra stava per produrre una nuova razza d’uomini ultrasensibili dal lato del denaro e da quello politico e sociale; ma, per tutto quello che era spontaneo e intuitivo, più morti dei morti.

[…] Connie vide passare grandi autocarri carichi di operai delle acciaierie di Sheffield, disumani piccoli individui miserabili e deformi, che andavano in gita a Matlock, e sentì un mancamento nelle viscere; pensò: «Ah, Dio! Che cosa ha mai fatto l’uomo all’uomo? Che cosa hanno fatto mai i reggitori degli uomini ai loro simili? Han fatto perder loro ogni umanità, e ora non ci può più essere fratellanza! Non è che un incubo».

Alcune righe più in là…

La nobiltà partiva per luoghi più ameni, ove potesse spendere il proprio denaro, senza vedere di dove le venisse.

[…] Che cosa sarebbe venuto dopo? Connie non riusciva a immaginarlo. Non le riusciva di vedere altro che le nuove strade di mattoni per i campi, le nuove costruzioni elevarsi intorno alle miniere, le nuove ragazze portare calze di seta, i nuovi giovani operai oziare al Polly o al Welfare. La nuova generazione ignorava completamente la vecchia Inghilterra. C’era una frattura nella continuità della coscienza: quasi americana, ma in realtà industriale. Che cosa sarebbe venuto dopo?

Già. Cosa sarebbe venuto dopo?

Laura Murray, Plug It Up, 2016.

… pare che facciano grandi cose ma disfano le cose (Ettore Sottsass)

[Dopo la guerra, ndr] non ci importava niente di come veniva immaginata l’architettura ma casomai di come si sarebbe prodotta, di come si doveva produrre (si doveva produrre come quel massacro dell’Italia che è stato l’INA case? o come le scuole o gli ospedali?), di come si doveva organizzare, di come diventava il paesaggio, di come diventava la gente nel paesaggio. Ma in Italia non c’era tradizione per questi discorsi, non c’erano leggi, neanche scuole e non c’erano architetti per questa architettura, non c’era niente, visto che il Potere non permette che si preparino uomini che pensino agli uomini ma solo uomini che pensino al Potere, persino soprattutto a difendere il Potere…

[…] perché l’industria doveva produrre e la gente comperare.

Sottsass parla dell’architettura del dopoguerra in Italia, ma non mi ci vuole troppa fantasia per sostituire alla parola architettura altre parole. Come lavoro, istruzione, ambiente…

[«Ah, Dio! Che cosa ha mai fatto l’uomo all’uomo? Che cosa hanno fatto mai i reggitori degli uomini ai loro simili? Han fatto perder loro ogni umanità, e ora non ci può più essere fratellanza! Non è che un incubo.»]

Taira Rice, Untitled, 2015.

Mellors, l’amante guardacaccia, a proposito della decrescita felice

Con poco meno di un secolo d’anticipo sulla decrescita felice, con cruda, crudissima lucidità, l’amante di Lady Chatterley, il guardacaccia Mellors, nella lettera alla sua amata che suggella il romanzo scrive:

Se si potesse dir loro che vivere e spendere non sono la stessa cosa! Ma non serve a nulla.

[…] Questo è il solo mezzo per risolvere il problema industriale: insegnare al popolo a vivere in bellezza, senza bisogno di spendere. Ma è impossibile.

[I minatori, ndr] Sono un triste mucchio di uomini morti a metà, morti per le loro mogli, morti per la vita. I giovani vanno in giro con le ragazze in motocicletta e ballano quando ne hanno l’occasione. Ma sono proprio morti. E hanno bisogno di denaro. Il denaro avvelena quelli che ne hanno e affama quelli che ne sono privi.

Che cosa accadrà poi?

Lady Chatterley, il guardacaccia Mellors, Ettore Sottsass… cambieranno il mondo (?)

L’amarezza di Connie Chatterley, l’amarezza di Ettore Sottsass, la mia stessa amarezza, forse l’amarezza di molti, sono amarezze della stessa qualità. Tanto che scriverne è disperante.

Mi astengo dal citare altri passi dai due libri. Confido nel masochismo di chi, come me (e Lady Chatterley) non ha ancora ceduto del tutto all’idea di infilare la testa sotto la sabbia.

Meredith Ostrom, Fire Pussy, 2016.

Visto, non si stampi

Spendo, infine, qualche riga a proposito del sesso, quel sesso unico motivo per cui il libro di Lawrence sarebbe stato censurato.

Per quanto disintegrata, ho la fortuna di avere tra le mani un’edizione di L’amante di Lady Chatterley del 1950. È un’edizione Mondadori, per la traduzione di Giulio Monteleone, provvista di otto illustrazioni di Luigi Broggini (il disegnatore del celebre marchio Agip, il “Cane a sei zampe”). La prefazione è di André Malraux, ma – ed è questa la fortuna – la postfazione è dello stesso D.H. Lawrence – la qual cosa è niente affatto scontata, per lo meno per quanto riguarda le più recenti edizioni del romanzo che ho avuto modo di spulciare qui, in Germania.

Leggere A proposito di “Lady Chatterley” è stato illuminante non solo per le argomentazioni a difesa del suo lavoro che Lawrence si è sentito in dovere di esplicitare, ma anche, direi soprattutto, per la sorprendente franchezza con la quale l’Autore ha voluto ribadire il suo pensiero in merito alla sessualità, sia femminile sia maschile, e ai condizionamenti che la orienta[va]no.

Giusto per dare l’idea… Scrive D.H. Lawrence:

Il corpo degli uomini e delle donne è oggi né più né meno che un cane ammaestrato. E di nessuno si può dir questo con altrettanta verità come dei giovani liberi ed emancipati. Soprattutto i loro corpi sono corpi di cani ammaestrati. E poiché il cane è ammaestrato a far cose che i cani di una volta non facevano, quei giovani si dicono liberi, pieni di vita vera, autentica.

Ma sanno perfettamente di dire una menzogna.

Lawrence portò a termine la sua postfazione a L’amante di Lady Chatterley nel 1929, mentre si trovava a Parigi. È uno scritto che ha quasi cento anni, ma che potrebbe essere stato battuto al computer stamattina. Se ci fosse stato qualcuno, stamattina, interessato a farlo.

Mila Rochenner, Covers, 2016.

Who’s Who (UK)

Qualora non lo sapessero già, lascio ai lettori più curiosi di scoprire le identità di John Thomas e Lady Jane: la loro bellezza, tenerezza, autenticità. Per quanto mi riguarda, una volta chiusi ambedue i libri, mi sono confermata nell’idea che quello che in Lady Chetterley si volle ferocemente censurare non fu la rappresentazione del piacere conseguente da una sessualità vissuta profondamente e liberamente, per lo meno non solo. Accanto a questo aspetto si volle colpire e ridurre al silenzio anche la lungimirante e peraltro vana critica all’industrializzazione e alle sue conseguenze contenuta nel romanzo. Il piacere di esplorare la sessualità senza tabù non si accordava con il moralismo della società vittoriana. E neppure con il suo schiavismo. Come non si accorda del resto, tuttora, con l’oscenità (e lo schiavismo) della nostra società.

Ma questa storia melanconica oramai la sappiamo tutti – molti non ci credono – ma la sappiamo tutti: i professori delle università americane, che sanno sempre tutto, ormai hanno già scritto tutto, e i professori delle università italiane che sanno sempre tutto quello che hanno scritto i professori delle università americane, hanno riscritto tutto quello che hanno scritto i professori delle università americane, e allora non vale la pena di perdere tempo a riscrivere ancora una volta tutta questa storia che è la storia di questi ultimi anni dopo la seconda guerra. [Ettore Sottsass]

 

P.S. In copertina: Carol Rama, Ostentazione (Ostentation), 2002, Mixed media and oil on paper on canvas.

 

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